Gli utili prodotti da una S.r.l. e accantonati senza essere distribuiti non concorrono automaticamente alla base imponibile contributiva del socio lavoratore iscritto alla Gestione
commercianti: occorre che il reddito sia fiscalmente imputato al socio.
La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con una serie di sentenze, una per tutte la n. 25377/2026, depositata in data 16/9/2026, ha affermato che gli utili non distribuiti di una
S.r.l. non rientrano nella base imponibile contributiva del socio lavoratore iscritto alla Gestione commercianti, salvo che il relativo reddito risulti fiscalmente imputato al socio per effetto della
percezione secondo il regime applicabile all’annualità esaminata oppure dell’opzione per la trasparenza fiscale
La base contributiva del socio lavoratore di Srl
La decisione chiarisce che l’art. 3-bis del d.l. n. 384/1992 assume come riferimento i redditi d’impresa denunciati ai fini IRPEF dal soggetto tenuto alla contribuzione. Ne consegue che, quando gli utili restano accantonati in società e sono dichiarati soltanto dalla società ai fini IRES, essi non possono essere assunti automaticamente dall’INPS come base per la contribuzione a percentuale del socio lavoratore.
Il reddito IRES appartiene infatti alla società, soggetto giuridico e tributario distinto dal socio. In assenza di una specifica imputazione fiscale alla persona fisica, il risultato societario non può essere trasformato in reddito personale ai soli fini previdenziali.
La conclusione riguarda la contribuzione commisurata al reddito eccedente il minimale. Restano fermi l’iscrizione alla Gestione commercianti, quando ne ricorrano i presupposti, e i contributi fissi dovuti sul reddito minimale.
Iscrizione alla Gestione commercianti e imponibile contributivo
La sentenza è particolarmente importante perché affronta espressamente il caso del socio lavoratore di S.r.l. che presta attività nella società, precisando che l’obbligo di iscrizione alla gestione commercianti resta fermo quando il socio partecipa personalmente al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza, ma ciò non comporta di per sé l’assoggettamento a contribuzione degli utili semplicemente maturati e non distribuiti
Quando gli utili diventano rilevanti per i contributi INPS
Sul piano pratico, la pronuncia impone di verificare con attenzione, per ciascuna annualità, se vi sia stata una delibera di distribuzione degli utili, se gli utili siano stati effettivamente percepiti dal socio, se la società abbia esercitato l’opzione per la trasparenza fiscale, se il relativo reddito sia stato dichiarato dal socio ai fini IRPEF e quali elementi probatori l’INPS abbia posto a fondamento della pretesa contributiva
Tabella riepilogativa contributi INPS soci Srl
Situazione Rilevanza contributiva
Utile prodotto dalla Srl e accantonato a riserva Non automaticamente rilevante per il socio
Utile dichiarato soltanto dalla società ai fini IRES Non imputabile automaticamente al socio
Reddito imputato al socio per trasparenza fiscale Rilevante secondo il regime applicabile
Dividendo distribuito Da verificare secondo il regime fiscale dell’annualità
Socio lavoratore iscritto alla Gestione commercianti Restano dovuti i contributi minimali
Pretesa fondata sul solo reddito della Srl Contestabile se manca la prova dell’imputazione al socio
Il controllo deve quindi seguire questa sequenza: reddito prodotto dalla società → delibera di destinazione dell’utile → eventuale distribuzione → regime fiscale applicabile → dichiarazione
IRPEF del socio → base contributiva → prova fornita dall’INPS.
L’INPS deve provare l’imputazione del reddito al socio
Di particolare rilievo è anche il principio sull’onere della prova. La Cassazione afferma che spetta all’INPS dimostrare i fatti costitutivi della pretesa contributiva e, in particolare, l’imputazione fiscalmente rilevante del reddito al socio lavoratore e quindi l’esistenza del presupposto per la dichiarazione ai fini IRPEF, in ragione dell’avvenuta percezione degli utili o dell’opzione per la trasparenza
La regola vale anche per le Srl unipersonali
La decisione assume inoltre valore operativo anche per le S.r.l. unipersonali, poiché la Corte ribadisce che la società di capitali resta tale e non si trasforma in impresa individuale per il solo fatto della presenza di un socio unico. Anche nella S.r.l. unipersonale, pertanto, il patrimonio e il reddito della società rimangono distinti da quelli del socio unico. L’unicità della partecipazione non consente di trattare il reddito IRES della società come se fosse reddito prodotto da un imprenditore individuale.
Gli effetti su avvisi di addebito e contenziosi pendenti
In termini applicativi, la sentenza può assumere rilievo in modo diretto su avvisi di addebito già notificati, richieste di contribuzione eccedente il minimale, contenziosi pendenti relativi a utili accantonati a riserva, verifiche interne su annualità pregresse e attività difensiva nei confronti di pretese fondate sul solo reddito societario.
La sentenza n. 25377/2026 fornisce quindi un criterio operativo preciso: la qualità di socio lavoratore giustifica l’iscrizione alla Gestione commercianti, ma non consente di trasferire automaticamente nella base contributiva personale il reddito prodotto e tassato esclusivamente in capo alla S.r.l. Per ogni annualità occorre verificare l’effettiva imputazione fiscale del reddito al socio e la prova posta dall’INPS a fondamento della propria pretesa.
In conclusione contributi INPS soci Srl
Alla luce delle novità, il contributo INPS artigiani e commercianti potrebbe essere impostato attorno a quattro messaggi chiave, e precisamente che:
- gli utili non distribuiti non entrano automaticamente nell’imponibile contributivo,
- rilevano solo gli utili percepiti o imputati per trasparenza,
- l’INPS deve provare l’imputazione del reddito al socio e
- la sentenza ha effetti immediati su accertamenti, difese e contenzioso.
CONTATTACI
Per richieste di consulenza potete inviarci un messaggio utilizzando il seguente form oppure potete contattaci telefonicamente al numero (+39) 011.97.20.555